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Pochi giorni fa i media annunciavano che quella del 3 dicembre scorso sarebbe stata una "Superluna", ossia un evento per il quale il nostro satellite appare insolitamente grande.
Semplicemente consultando Stellarium, abbiamo notato che l'evento dovrebbe invece verificarsi la notte tra l'1 e il 2 gennaio 2018.
A questo punto, visto che ci piace applicare il metodo scientifico, abbiamo provato a "misurare" la Luna per poi ripetere la misurazione il prossimo 1 gennaio.
Ma vediamo il procedimento che abbiamo applicato.
Anzitutto le grandezze riguardanti la volta celeste si esprimono in misure angolari, ossia porzioni dell'angolo di 360 gradi che otteniamo compiendo un giro su noi stessi mentre guardiamo l'orizzonte celeste.
Gli oggetti celesti, soprattutto i pianeti, coprono piccole frazioni di grado; nella fattispecie il diametro lunare è misurabile in primi d'arco (un primo è un sessantesimo di grado).
Abbiamo deciso di utilizzare un celestron C8 (diametro 203,2 mm e focale 2032 mm) ed una fotocamera reflex con un sensore di lato maggiore pari a 22.3 mm per un totale di 5184 pixel.
Tale scelta è dovuta alla necessità di poter inquadrare il diametro massimo dell'oggetto per poterlo misurare. 
Il telescopio del nostro osservatorio ha una focale troppo elevata e inquadrerebbe solo una porzione di Luna. 

Esiste una semplice formula per calcolare il campo inquadrato da un sensore applicato ad un obiettivo di determinata focale.

La formula recita:   Campo inquadrato (in primi d'arco) = lato del sensore (in mm) * 3438/ focale dell'obiettivo (in mm)

dove 3438 è un numero derivante dalla conversione da radianti in primi d'arco.

Sostituendo tali grandezze con quelle del nostro setup si ottiene: 22.3 * 3438 / 2032 = 37.73 primi d'arco.

Un seeing decisamente buono ha contribuito a scattare una foto con turbolenza minima e nella quale si distingue molto bene il bordo dell'oggetto.

Caricata l'immagine in Photoshop, è stato possibile misurare il diametro del satellite in pixel. Tale dimensione è stata stimata in 4606 pixel.

Rapportati ai 5184 pixel totali dell'immagine indicano un diametro di 33.52 primi d'arco.

Vari software astronomici riportano la grandezza apparente della Luna in una data ora di un dato giorno, ed alcuni tengono conto anche di temperatura e pressione atmosferica in modo da compensare l'effetto distorsivo di quest'ultima. Secondo uno di questi accreditati software, la Luna alle ore 21.39 (ora locale di Savona) doveva apparire di 33.40'. 
Questo ci porta ad una percentuale d'errore dello 0.35%, un gran risultato considerata la strumentazione in uso.

Ma adesso attendiamo il 1 gennaio 2018 quando la Luna, secondo la previsione, dovrà essere di poco più di 34 primi d'arco e, meteo permettendo, saremo pronti a ripetere la misurazione.

 





Alcuni astronomi hanno realizzato la più profonda survey spettroscopica di sempre con lo strumento MUSE installato sul VLT dell'ESO in Cile. Si sono focalizzati sul Campo Ultra-profondo di Hubble, misurando distanza e proprietà di 1600 galassie molto deboli, tra cui 72 galassie che non erano mai state viste prima, neppure dal telescopio Hubble. Questa base dati rivoluzionaria ha già portato a 10 articoli scientifici pubblicati in un numero speciale di Astronomy & Astrophysics. L'abbondanza di informazioni permette agli astronomi uno sguardo nuovo sulla formazione stellare nell'Universo primordiale e consente loro di studiare i moti e altre proprietà delle prime galassie - studio reso possibile dalle capacità spettroscopiche uniche di MUSE.

Testo immagini e video disponibili su:
http://www.eso.org/public/italy/news/eso1738/

Un pianeta dal clima temperato, di dimensioni terrestri, è stato scoperto a soli 11 anni luce dal Sistema Solare da un'equipe di astronomi che ha utilizzato lo strumento HARPS, il famoso cercatore di pianeti. Il nuovo mondo è stato designato come Ross 128 b ed è il secondo pianeta più vicino dal clima temperato dopo Proxima b. È anche il pianeta più vicino scoperto in orbita intorno a una nana rossa non attiva: questo fatto potrebbe aumentare le probabilità che il pianeta possa sostenere la vita. Ross 128 b sarà uno dei principali bersagli dell'ELT (Extremely Large Telescope) dell'ESO, che sarà in grado di cercare biomarcatori nell'atmosfera del pianeta.

Testo immagini e video disponibili su:
http://www.eso.org/public/italy/news/eso1736/

Per la prima volta in assoluto alcuni astronomi hanno studiato un asteroide che è arrivato nel Sistema Solare dallo spazio interstellare. Le osservazioni con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO in Cile e altri osservatori in tutto il mondo mostrano che questo oggetto singolare ha viaggiato nello spazio per milioni di anni prima dell'incontro causale con il nostro sistema. Sembra che sia un oggetto scuro, rossastro, molto allungato, roccioso o con un elevato contenuto di metalli. I risultati verranno pubblicati dalla rivista Nature il 20 novembre 2017.

Testo immagini e video disponibili su:
http://www.eso.org/public/italy/news/eso1737/

Sabato 10 giugno, presso la libreria Ubik di Savona, il Vicepresidente del Gruppo Astrofili Savonesi, Roberto Bracco, ha accompagnato il pubblico presente in un affascinante e straordinario viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle origini dell'Universo.

Ringraziamo Stefano di Ubik per la disponibilità alla realizzazione dell'evento, il pubblico che ha partecipato numeroso e i nostri amici astrofili dell'Associazione Polaris di Genova intervenuti alla conferenza.

Presente in sala la giornalista Arianna Codato che ha redatto, per conto del Secolo XIX, l'articolo sull'evento

http://www.ilsecoloxix.it/p/eventi/2017/06/12/ASuYTAtH-astrofili_savonesi_indietro.shtml



 

 

Sabato 20 maggio, nella splendida cornice di Celle Ligure, il Gruppo Scout, il Gruppo Astrofili Savonesi e l’Associazione Ligure Astrofili Polaris di Genova, si sono incontrati e hanno dato vita ad una giornata interamente dedicata all'astronomia e all'osservazione delle meraviglie del cielo.

L'evento ha riscosso notevole successo tra le persone di ogni età, desiderose di alzare il naso all'insù e scoprire, guardando nei telescopi messi a disposizione dalle due associazioni di astrofili, i tesori nascosti della nostra sfera celeste.

L'album fotografico della giornata è disponibile al link https://goo.gl/photos/xAdaXUn1hqynYT5V9

Un ringraziamento agli Scout e al Comune di Celle Ligure che hanno reso possibile la realizzazione dell'evento. Un grazie caloroso, per il preziosissimo aiuto, va agli amici Polaris di Genova che hanno condiviso con noi questa bellissima giornata con i loro telescopi ed il loro incontenibile entusiasmo!

 

Gli astronomi di cinque diversi osservatori hanno prodotto un'immagine estremamente dettagliata, mai ottenuta in precedenza, della Nebulosa Granchio (M1 - Crab Nebula) combinando i dati provenienti da 5 diversi telescopi che osservano il cielo coprendo quasi l'intera ampiezza dello spettro elettromagnetico: dalle onde radio del Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) all'infrarosso dello Spitzer Space Telescope, dalla luce visibile di Hubble all'ultravioletto del XMM-Newton Observatory e ai raggi X dell'osservatorio orbitale Chandra.

Questa splendida immagine è il risultato dell'unione delle immagini ottenute dai cinque telescopi nelle differenti lunghezze d'onda: onde radio in rosso, infrarosso in giallo, luce visibile in verde, ultravioletto in blu e raggi X in viola.
 
 
L'articolo completo e le immagini ad alta risoluzione sono disponibili su:
 





La Piccola Nube di Magellano è una caratteristica inconfondibile del cielo australe,anche a occhio nudo. Ma i telescopi in luce visibile non possono avere una visione completa di ciò che la galassia contiene a causa delle nubi di polvere interstellare che oscurano la visione. Le potenzialità infrarosse del telescopio VISTA hanno consentito ora agli astronomi di vedere la miriade di stelle di questa galassia vicina molto più chiaramente di prima. 


Il comunicato, l'articolo scientifico e le immagini sono disponibili su:
La fedele 41P/Tuttle-Giacobini-Kresàk, passata al perielio una decina di giorni fa, ha lasciato l'amaro in bocca a molti astrofili, essendo al di sotto, in termini di visibilità, delle aspettative: diversamente da quanto accadde nel 1973, (la cometa guadagnò circa 10 magnitudini nel giro di pochi giorni) non è stata  soggetta ad alcun imprevedibile sbalzo di luminosità. Nella serata osservativa del 13 aprile u.s. abbiamo provata cercarla nella costellazione del Dragone, ma con scarso successo: troppo debole per poterla comodamente distinguere nell'oculare.
 

Approffitando del ponte del 25 aprile, mi sono recato nella mia casa di montagna a Trins (Tirolo, Austria) e nella nottata tra il 23 e 24 aprile, ho provato a "catturarla" con il mio rifrattore RC 8 della GSO. La missione ha avuto successo! La chioma della cometa è apparsa come una lumescenza diffusa a poca distanza da Rastaban, la stella beta del Dragone.
Per la prima volta è stata osservata una supernova di tipo Ia attraverso una lente gravitazionale!
 
Un team di astronomi svedesi ha utilizzato l'Hubble Space Telescope della NASA/ESA per analizzare ben quattro diverse immagini della supernova che ci permetteranno di ottenere ulteriori informazioni sulla reale velocità di espansione dell'Universo senza dover ricorrere ad alcuna supposizione teorica relativa al modello cosmologico.
 
I risultati sono pubblicati sulla rivista Science.
 
Il comunicato, le Immagini e i video sono disponibili su:
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