• Home
  • Visualizza articoli per tag: 30 anni fa
Nel “numero” precedente (30 anni fa: estate '87) avevo raccontato di come, dopo oltre cinque anni di pubblicazioni mensili di Cielosservare, si dovette prendere atto dell'impossibilità di continuare a uscire mensilmente con una pubblicazione di “venti pagine di formato ridotto” per cui si cominciò a ragionare su nuove modalità per comunicare con i soci e il mondo esterno.
Avevo anche riferito che le linee guida sul da farsi vennero elaborate al Campo Estivo Astronomico in una lunga riunione tenutasi in tenda nel pomeriggio piovoso del 23 agosto 1987 e che avrei parlato di questi sviluppi nella rubrica dell'autunno.
Eccomi quindi ora a raccontare del cambiamento editoriale avvenuto appunto nell'autunno 1987.
Il 16 ottobre 1987 si riunì il consiglio direttivo del G.A.S. e assunse quindi le decisioni che avrebbero caratterizzato l'attività editoriale degli anni seguenti:
  • Si decise di far uscire il nuovo Cielosservare con cadenza semestrale e un foglio informativo con cadenza mensile;
  • Relativamente al nuovo Cielosservare, in un impeto di autoesaltazione si decise che gli amatori erano “in grado di produrre lavori che, quanto a rigore metodologico, hanno ben poco da invidiare a quelli dei professionisti”, per cui si decise che Cielosservare, da notiziario quale era fino ad allora stato, avrebbe osato chiamarsi rivista! Si decise altresì che sarebbe stato composto da due sezioni, la prima riservata ad articoli e la seconda a rubriche: gli articoli dovevano avere un taglio scientifico (con abstract, introduzione, corpo, conclusioni, bibliografia) e descrivere lavori originali, di soci del G.A.S. o di collaboratori esterni, le rubriche dovevano riflettere l'attività del Gruppo e riportare le notizie più significative dal mondo astronomico, resoconti delle osservazioni, della vita sociale e i progressi compiuti per migliorare a strumentazione (le migliorie alla specola!). L'autoesaltazione raggiunse l'apoteosi quando si pensò di richiedere per Cielosservare il codice ISSN (International Standard Serial Number), numero internazionale che identifica le pubblicazioni in serie (!) ma per fortuna l'idea abortì quasi sul nascere;
  • Relativamente al foglio informativo, venne denominato Notizie di Cielosservare e avrebbe riportato il calendario delle riunioni e dell'attività sociale, notizie flash soprattutto relative all'attività sociale e le effemeridi astronomiche. Il foglio mensile continuò, con qualche interruzione nei periodi più bui, fino al numero 129 (giugno 2003) mentre il nuovo Cielosservare (di 44 o 48 pagine in formato ridotto) per tre semestri mantenne le premesse ospitando in particolare articoli di buon livello, poi, dopo un buco di 18 mesi, usci il quarto e ultimo numero.

Ne riparleremo?

Pubblicato in 30 anni fa
Poco più di cinque anni fa, in “30 anni fa: primavera '82”, raccontavo della nascita di Cielosservare , il nuovo notiziario del Gruppo e riferivo, tra l'altro, che  ....
nel mese di Aprile venne così alla luce il nuovo notiziario, a cui si volle dare la dignità di un nome (Cielosservare), più ampio e con una nuova veste (venti pagine di formato ridotto), con una struttura definita, composta da cinque rubriche (calendario delle riunioni, attività svolta, articolo o recensione, osservare il cielo, effemeridi e fenomeni celesti) e con uno stabile comitato di redazione composto da giovani (Roberto Bracco, Gianni Capra, Valerio Ghisolfi, Aldo Vassallo, Antonella Vassallo, Massimo Vesalici, Sandro Zappatore). Accadde così, come succede fortunatamente spesso dei periodi di crisi e di transizione, che un possibile inverno per il Gruppo si tramutò in una Primavera. Tale periodo di grazia durò circa 5 anni: avremo modo di raccontare.”

Le notizie di cui Vi ho riferito in questa rubrica in questi anni sono state tratte essenzialmente da Cielosservare, che, per l'impegno e la caparbietà del comitato di redazione, mantenne per oltre cinque anni la struttura e la dimensione che era stata decisa a inizio 1982. A Giugno 1987 la redazione si era era ridotta a tre componenti (Roberto Bracco, Aldo Vassallo e Antonella Vassallo) e si dovette prendere atto dell'impossibilità di continuare a uscire mensilmente con una pubblicazione di “venti pagine di formato ridotto” per cui la redazione, o, mi verrebbe da dire, riconoscendone l'impronta, Roberto Bracco, scrisse nella prima pagina del n.48 di giugno 1987 il seguente editoriale che riporto integralmente:
Cinque anni orsono decidemmo di trasformare il vecchio foglio ciclostilato in qualcosa di più dignitoso e nacque “CIELOSSERVARE”. Dopo ben 48 numeri e più di 900 pagine a stampa, si impone un bilancio. All'inizio ci si trovava in 7 o 8 studenti (leggi: tempo illimitato) e si poteva garantire sempre un buon livello di articoli. Col passare degli anni molti studenti sono divenuti lavoratori e i redattori sono calati agli attuali 2 o3. Il risultato è evidente: abbassamento del tono della rivista(scrivere articoli originali richiede molto tempo) e sovraccarico di lavoro per i redattori. 
Cinque anni ininterrotti di pubblicazioni sono tanti, specie per un Gruppo piccolo come il nostro: associazioni ben più numerose sono uscite nell'86 con un numero dopo la fine dell'anno!
Quanto precede non è assolutamente un addio ai lettori: in ottobre torneremo, ma si impone la diminuzione della frequenza in modo da aumentare la qualità e dedicare un po' di tempo all'attività scientifica, che è e deve essere la base di un'associazione astronomica: scrivere di astronomia senza osservare il cielo è come costruire un'auto dotata di tutte le finiture, ma priva del motore. Abbiamo dei bellissimi programmi di osservazione: lanciamoli e poi il materiale per il notiziario arriverà da solo.”

Come scritto nell'editoriale di giugno 1987, quello non fu però un addio. Le linee guida sul da farsi vennero elaborate al CampoEstivo Astronomico in una lunga riunione tenutasi in tenda nel pomeriggio piovoso del 23 agosto 1987.
Di questi sviluppi parleremo la prossima volta.
Pubblicato in 30 anni fa
Nei Cielosservare della primavera 1987 fece da padrone la rubrica Vita di Specola, in quanto fervettero i lavori nei tre Osservatori legati al GAS: la Specola di Campei, la costruenda Stazione Astronomica di Castagnabanca e l'Osservatorio di Stella Corona.
Nella storica Specola di Campei continuarono le consuete e autoavvitantesi “migliorie alla specola”, che consistettero nel tentativo di taratura del “Pulsar-50”, il variatore di frequenza autocostruito, nella riparazione dell'otturatore della camera Schmidt, anch'esso autocostruito, nel tentativo di messa a fuoco delle combinazioni Newton e Cassegrain del telescopio da 25 cm. Ho parlato di tentativi perché quasi mai le operazioni addivenivano a un risultato totalmente positivo e, nel raccolto dettagliatissimo di quanto effettuato, il lettore diventava partecipe della sofferenza dovuta all'impossibilità di raggiungere un risultato compiuto. Si potrebbe pensare che l'unica soluzione consistesse nell'abbandonare le velleità di autocostruzione e nell'acquistare strumentazioni già realizzati industrialmente, ma così ammoniva Mario Monaco in Cielosservare n. 46 di Aprile 1987: “Penso che queste considerazioni siano sufficienti a far capire ai nostri lettori quali e quante difficoltà incontra l'astrofilo quando decide di autocostruirsi i propri strumenti. Coloro che pensano di risolvere i propri problemi acquistando uno strumento già pronto, magari a prezzi iperbolici, non si facciano illusioni: sorgeranno dei problemi ugualmente anche più gravi e sempre ci si chiederà come certe ditte serie e pubblicizzate possano fornire certi ''chiodi'' a quei prezzi”.
Relativamente alla costruzione della Stazione Astronomica di Castagnabanca, in quel periodo vennero prese decisioni strategiche: venne definita la dimensione dell'Osservatorio, consistente in un primo ambiente di ingresso di 2m x 3m e del locale specola di 3m x 4,6m, di dimensioni atte ad ospitare un telescopio da 50 cm di diametro e soprattutto venne deciso di non acquistare lo specchio del materiale consigliato dall'astronomo Walter Ferreri dell'Osservatorio di Pino Torinese, ma di far costruire lo specchio con un materiale di qualità inferiore, né di utilizzare per la montatura un materiale a basso coefficiente di dilatazione. Si erano così poste le basi per risparmiare, ma anche, nel solco della tradizione, per una futura e continua attività di “migliorie alla specola”! Venne così, in primavera, perfezionato l'ordine dello specchio e, ogni lunedì, i tre artefici lavorarono all'edificazione dell'osservatorio e alla progettazione, autocostruita, delle parti accessorie.
I lavori effettuati nell'Osservatorio di Stella Corona consistettero nella sistemazione dei locali annessi alla specola, rendendoli veramente accoglienti: uno sarebbe stato destinato a breve a camera oscura e l'altro fornito di posti letto per ospitare gli astrofili nelle serate più impegnative.
Purtroppo però, in quel periodo, a causa soprattutto delle mutate configurazioni di vita di molti soci attivi, che da studenti diventarono lavoratori, con impegni anche fuori provincia, in corrispondenza di un crescendo di potenzialità di Osservatori (cioè delle strutture di osservazione) si verificò una decrescita di osservatori (cioè di persone che si potessero dedicare alle osservazioni).
Fu quindi di quel periodo l'affermazione “Rischiamo di avere più Osservatori che osservatori”.
Pubblicato in 30 anni fa
Il 21 dicembre 1986, all'inizio dell'inverno (qualcuno potrebbe obiettare che era ancora autunno in quanto il solstizio d'inverno del 1986 avvenne alle ore 3 e 52 del 22 dicembre) si tenne a La Spezia la prima riunione del Gruppo Ricerche Fotometriche a cui partecipò il G.A.S.
Il Gruppo Ricerche Fotometriche (GRF) nasceva dall'espansione del GruppoToscano Ricerche Fotometriche, fondato da Paolo Andrenelli, fondatore e primo presidente dell'Unione Astrofili  Italiani, autore del libro “L'astronomo dilettante”, scomparso circa un mese prima, e da Matteo Santangelo, giovane astrofilo dell'ILRA, l'Istituto Lucchese per la Ricerca Astronomica.
Il GRF era allora costituito dall'ILRA, dall'Associazione Astrofili Fiorentini, dall'Associazione Astrofili Spezzini, da alcuni astrofili “sciolti” quali Sette di Bologna e Monella di Covo (BG) e dalla new entry Gruppo Astrofili Savonesi.
L'adesione del G.A.S. al GRF era stata promossa da me e Roberto Bracco, in quanto vogliosi di volgere dell'attività scientifica e che, partecipando al 20° Congresso U.A.I. a Grosseto, nel settembre 1986, avevamo conosciuto e ci eravamo “innamorati” di Matteo Santangelo e del suo entusiasmo. Matteo aveva presentato al Congresso una relazione dal titolo “Attività fotometrica dell'oggetto (tipo BL Lacertae) OJ 287”, dimostrando come a livello amatoriale si potesse fare ricerca di ottimo livello anche su oggetti extragalattici (OJ 287 dista da noi oltre 3 miliardi di anni luce!).

Nella riunione Matteo propose 10 oggetti, dai quali furono scelti collegialmente 5 che dovevano costituire il lavoro dei futuri 3-4 anni. In ordine di difficoltà crescente gli oggetti erano: V 1057 Cygni, di cui era stato osservato un outburst nel 1969 associato alla natura di stella in formazione e di cui mancavano osservazioni; IRC 10420 e HWVC, oggetti simili a Eta Carinae e che avrebbero potuto avere un outburst spettacolare; il Perseus Field in cui studiare l'assorbimento interstellare; Eridanus Hot Spot, programma ambizioso che prevedeva di analizzare una zona di cielo che ha le caratteristiche di resto di supernova e in cui indagare se si stanno formando nuove stelle.

Il G.A.S. non ha svolto quasi nessuna attività, a causa del venir meno, in quel periodo, degli Osservatori e anche della riduzione del tempo libero dei soci più attivi.
Il GRF invece proseguì nell'attività, e in particolare il nostro Matteo Santangelo, raggiungendo risultati encomiabili.
A quanto so, uno dei massimi risultati fu, negli anni, ottenuto proprio dalla studio di OJ 287. Questo oggetto risulta oggi essere uno dei buchi neri massivi più grandi che si conoscano, anzi molto probabilmente un buco nero binario, cioè una coppia di buchi neri che ruotano l'uno attorno all'altro. Il modello, elaborato da astronomi finlandesi, spiega gli outburst che si verificano ogni 11-12 anni. Matteo, all'Osservatorio di Capannori, di cui è direttore, ha misurato un “precursor flare”, che sarebbe causato dal passaggio del buco nero secondario in nubi di gas nella corona del disco di accrescimento del buco nero primario. La scoperta gli è valsa anche il diritto a comparire come coautore nell'articolo pubblicato il 10 febbraio 2013 su The Astrophisical Journal, la più autorevole rivista di astrofisica a livello planetario.
Come si legge nell’articolo, un nuovo “precursor flare” si dovrebbe verificare nel dicembre 2020. Se verrà osservato quanto previsto il modello sarà definitivamente confermato, così come l’esistenza dei buchi neri binari.

Considerato ciò e il fatto che ora disponiamo di un pregevole Osservatorio, sarebbe auspicabile che qualche giovane socio, e non solo giovane, si entusiasmasse delle possibilità alla nostra portata e volesse riprendere i fili della matassa. Bisognerebbe certo fare qualche piccolo investimento e ricontattare Matteo, ma credo che lui ne sarebbe disponibile ed entusiasta.

C'è qualcuno che bussa alla porta dell'Osservatorio?
Pubblicato in 30 anni fa