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ORAZIO GRASSI ASTRONOMO E LA POLEMICA CON GALILEO

Roberto Bracco
Gruppo Astrofili Savonesi


Il presente articolo e' basato sugli appunti per la relazione tenuta dall'autore presso il Comune di Savona il 16 marzo 1990 in occasione della giornata di studi su Orazio Grassi. Vengono esaminati i termini della polemica sulle comete e i motivi che hanno portato Galileo alla pubblicazione del "Saggiatore".



1. Introduzione
Descrivere il contributo dato da Orazio Grassi, uomo di cultura, matematico, architetto e astronomo, gesuita savonese, all'astronomia e' certamente problematico e quasi imbarazzante quando si voglia, come in questa occasione, presentare gli aspetti positivi della sua figura e metterne in rilievo i meriti. Cio' e' dovuto al fatto che la sua posizione storiografica e' inestricabilmente legata a quella di Galileo: cosi' il Grassi, dopo aver prodotto un dignitoso saggio sulle comete, ricco di premonizioni e intuizioni moderne, seppur esposte con scarsita' di rigore scientifico (che del resto ancora non era stato inventato!) e sostegno dei dati osservativi, subisce la critica di Galileo, appunto sul terreno del metodo, e risponde tentando di difendere le proprie
posizioni alla maniera tradizionale sillogistico-deduttiva.
E' inevitabile che il Nostro, anche per colpa di una non eccelsa umilta', intellettuale che in altri avrebbe causato un riserbato silenzio, finisca schiacciato dalla polemica che egli stesso non manca di alimentare: basti pensare che la risposta definitiva di Galileo ai suoi modesti tentativi di difesa e' nientemeno che il "Saggiatore", capolavoro della letteratura e fondamento del metodo scientifico quale ancor oggi si intende.
Di fronte a un confronto cosi' impari e disperatamente perso in partenza, non possiamo che ripercorrere cronologicamente i fatti, e tenteremo di raccogliere quel poco di scientificamente valido che il Grassi ha prodotto, tralasciando di entrare nei termini precisi, veramente complicati, della polemica.

 


2. Le comete del 1618

Il fatto che innesca tutto il processo e' l'apparizione, nel 1618, di tre comete visibili a occhio nudo delle quali l'ultima in particolare, per la sua luminosita' e l'apparire in regioni circumpolari (si veda la Fig. 1), desto' l'attenzione anche della gente comune e mise in movimento il mondo scientifico. Premettiamo a proposito che la natura delle comete era ancora del tutto sconosciuta: da una parte vigevano le teorie aristoteliche che descrivevano le comete come oggetti atmosferici (esalazioni di lontani incendi o simili); dall'altra echeggiavano ancora le controversie sull'interpretazione di Tycho.che, sfruttando una cometa brillante nel 1577, aveva concluso che tali oggetti non mostrano parallassi superiori al primo d'arco e pertanto appartengono al mondo dei pianeti esterni.
Aggiungiamo inoltre che la natura delle comete verra' definitivamente appurata solo nel 1695, con le osservazioni di Halley, raccolte e sistematizzate nei "Principia" di Newton, ovvero nell'interpretazione fisica a tutt'oggi valida della loro dinamica nel sistema solare. Ma ai tempi di Galileo orbite come quelle che, pure, Tycho aveva supposto - ellissi di alta eccentricita' - erano ancora fuori dell'ambito culturale possibile: i moti celesti "naturali" erano quelli circolari o combinazioni di essi, come lo stesso Galileo lascia intendere nel Discorso delle Comete.

Dunque la tripla apparizione del 1618 fece si' che a Galileo venisse sollecitato un parere sulla natura delle comete, dopo quarant'anni di silenzio da parte del mondo accademico. L'astronomo pero' rifiuto' di pubblicare alcunche', visto che la condanna del Sant'Uffizio seguita alla pubblicazione del Nunzio Sidereo era ancora fresca: la prudenza gli suggeriva quindi di non entrare nel merito, anche perche' egli stesso, a causa di motivi di salute, non aveva potuto compiere osservazioni sistematiche.

E a questo punto entra in scena "uno dei matematici del Collegio Romano", il Grassi appunto (che, per inciso, non firmo' mai le pubblicazioni astronomiche col proprio nome), che pubblica la "De Tribus Cometis Anni MDCXVIII Disputatio Astronomica". L'unica opera astronomica originale di Orazio Grassi e' illustrata da una bella tavola (Fig. 1) che mostra il percorso in cielo dei tre oggetti.

 

Figura 1

 

Il testo e' scritto in un latino piacevole a leggersi, fiorito, ricco di allegorie e immagini fantastiche, non ultime citazioni astrologiche che pero',evidentemente, sono rese con bonaria ironia. Nell'introduzione, infatti, invita gli astrologi a far pure il loro mestiere di "lugubri cornacchie annunciatrici di pestilenze" (le comete erano da sempre considerate segni di sventura), che' tanto lo scopo dell'opuscolo era ben altro.
Segue un'accurata descrizione delle tre comete, con un accento particolare alla terza, di cui addirittura vengono dati i genitori in Mercurio e Venere e, piu' seriamente, tutta una serie di precise osservazioni di posizione. E finalmente veniamo all'argomento centrale: Orazio Grassi tenta di dimostrare che la cometa appartiene allo spazio extralunare, ponendo tre argomentazioni:
a) La parallasse della cometa non e' misurabile, e ci o' riceve sostegno dalla quasi occultazione della "decima stella di Arturo" (oggi Rho Bootis) il 13 dicembre 1618. Giustamente osserva Grassi che, non avendo grandi strumenti a disposizione, un'osservazione di questo tipo pennette di sfruttare un riferimento precisissimo. Il fatto cioe' che la quasi occultzione fosse stata osservata in condizioni identiche in siti osservativi tra loro distanti poneva un limite superiore alla parallasse della cometa.
b) La cometa descrive nella sfera celeste un arco di cerchio massimo, come i pianeti. Cio' deriva dal presentarsi il suo cammino come una linea retta.
c) La cometa, osservata al telescopio, non subisce alcun ingrandimento, come avviene per le stelle fisse, quindi e' estremamente lontana.

Se il punto a) e' sostanzialmente corretto, e anzi di una modernita' sorprendente, il punto b) contiene un grave errore di geometria sfcrica e il c) denota la totale ignoranza dell'ottica dei telescopi. Per chiarire meglio quest'ultimo punto, ricordiamo che i telescopi dell'epoca avevano una luminosita' scarsissima, e l'immagine di un oggetto diffuso poteva non differire molto da quella data dall'occhio nudo (come puo' constatare chiunque esageri l'ingrandimento in strumenti di piccola apertura) e apparire non ingrandita. Il nesso logico "ingrandimento nullo = distanza infinita" non e' comunque chiaro ma, come appare dai documenti successivi, Grassi
sapeva che per l'osservazione di oggetti molto vicini e' necessaria, per la messa a fuoco, una forte estrazione dell'oculare. Cio' porta effettivamente per gli oggetti vicini a un ingrandimento leggermente maggiore, che diminuisce all'aumentare della distanza e all'infinito (anzi gia' a pochi chilometri) si riduce a un valore costante: Grassi estrapolava il discorso fino a dire che all'infinito il potere d'ingrandimento sparisce. C'e' poi da rilevare un'altra osservazione corretta, ma male interpretata, cioe' che la coda della cometa punta sempre in direzione antisolare.

3. Galileo, Guiduccci e il "Discorso"
A questo punto entra in gioco Galileo, che gia' in una lettera di Giovambattista Rinuccini del 3 marzo 1619 (la cometa era scomparsa in gennaio e il Grassi era uscito a stampa praticamente in tempo reale) viene informato del fatto che i gesuiti si stanno muovendo. Galileo, appena letta la "Disputatio", ne rileva gli errori e medita una critica. La prudenza (e il ruolo avuto dal Collegio Romano nel primo processo!) gli suggerisce pero' di scriverla a quattro mani con l'amico, eclettico uomo di lettere e scienze,
Mario Guiducci, che poi pubblica a proprio nome, in italiano, il "Discorso delle Comete" (Fig.2).


Diciamo subito che la storia, comunemente raccontata sui libri di storia, che Galileo esprimesse una teoria errata mentre Grassi aveva sostanzialmente ragione, e' falsa e limitativa. In nessuno dei suoi scritti Galileo affronta direttamente il problema, ben conscio di non avere dati sufficienti per esprimersi. Dice infatti per bocca del Guiducci a proposito della propria ipotesi sulla natura delle comete:
"lo non dico risolutamente che la cometa si faccia in tal modo; ma dico bene che, come di questo, cosi' son dubbio de gli altri modi assegnati da gli altri autori; i quali, se pretendono d'indubitatamente stabilir lor parere, saranno in obbligo di mostrare questa e l'altre posizioni vere o fallaci."
E cosi' nel Discorso; dopo aver confutato gli argomenti aristotelici sulle comete come esalazioni accese dal moto della Terra, Galileo-Guiducci viene a esaminare in dettaglio le proposizioni di Grassi, sottoponendole ad analisi rigorosa:
a) L'argomento della parallasse, benche' corretto, non e' probante, perche' anche gli effetti ottici del'atmosfera non mostrano tale effetto: niente vieterebbe allora di pensare, come avevano fatto i Pitagorici, di pensare che le comete siano meri effetti ottici come gli aloni solari.
b) Se e' vero che un cerchio massimo proiettato sulla sfera celeste appare come una retta, non e' vero il contrario: qualunque moto in un piano che contenga l'osservatore apparirebbe in linea retta, e questo e' un grave errore di logica oltre che di geometria. Assai piu' semplice sarebbe, allora, un moto in linea retta.
c) L'argomento degli ingrandimenti nulli, piu' che debolezza logica, dimostra scarsa conoscenza di nozioni di ottica che dovrebbero essere ovvie a chiunque. Ma, osserva Galileo con la caustica ironia che gli e' propria, visto che gli eminenti matematici del Collegio Romano danno importanza probante a questo argomento, sara' necessario spiegargli l'errore per filo e per segno. E segue un lungo discorso, dettagliato e illustrato da esperimenti ideali, sulla messa a fuoco e sugli aggiustamenti necessari.

4. Bilance e saggiatori
Cio' che segue non getta una luce benevola su Orazio Grassi e sara' opportuno scorrerlo velocemente. Anzitutto la risposta al Discorso, la "Libra Astronomica ac Philosophica", e' firmata sotto lo pseudonimo anagrammatico di Lothario Sarsio Sigensano
ma attaccca direttamente Galileo (quando questi aveva scelto di non entrare personalmente nella polemica); poi, lo stesso titolo (letteralmente: bilancia, per soppesare le affermazioni contenute nel Discorso) dichiara di ispirarsi alla costellazione ove la cometa era inizialmente apparsa (quando invece si trattava dello Scorpione); e la "Libra" non contiene nulla di scientificamente valido, salvo (ma abbiamo proprio dovuto cercarla) una felice intuizione sulla natura del calore come forma di energia e la descrizione di un esperimento in cui lo stesso oggetto veniva pesato a temperature diverse.

Figura 2

 

Per il resto si tratta di un ampio testo, a volte pungente e retorico, altre veramente pesante per lo stile che diventa ampolloso e il tentativo di opporsi con interminabili sillogismi alle cristalli ne risposte di Galileo-Guiducci. Si aggiunga poi la scorrettezza di sottoporre a critiche puntigliose alcune frasi, scritte da Galileo in chiaro senso iperbolico, prendendole alla lettera e maltrattandole sotto una valanga di cita7.ioni libresche. Possiamo citare come esempio, a proposito del discorso sugli ingrandimenti, il passo in cui Galileo afferma che "se il telescopio rende visibili le stelle che prima non lo erano, piuttosto infinito che nullo deve dirsi l'ingrandimento", sottintendendo ovviamente che lo strulmento non fa altro che aumentare la magnitudine limite delle stelle osservabili. Il Grassi spende allora pagine e pagine per dimostrare, in modo peraltro assai nebuloso, che nessuno strumento puo' dare ingrandimento infinito.
L'impressione che si ha leggendo la Libra, anche se spiace dirlo, e' quella di un'opera scritta per gettare il lettore nella confusione, offrendo di tanto in tanto qualche conclusione ad hoc basata sulla logica tradizionale. Possiamo a discolpa del Nostro ipotizzare che egli fosse stato istigato a tale pubblicazione dal Collegio Romano, verso cui Guiducci non aveva certo risparmiato le frecciate ironiche. Le risposte da parte galileiana non si fanno attendere: dapprima Guiducci scrive (1620) un'estesa lettera al gesuita Tarquinio Galluzzi, nella quale si difende molto garbatamente dalle accuse di plagio contenute (tra l'altro!) nella Libra. Poi Galileo riempie di postille, a volte davvero graffianti, la sua copia della Libra e infine mette in ordine tutto il materyale uscendo allo scoperto con la pubblicazione del "Saggiatore", che viene stampato nell'ottobre 1623 a cura dell'Accademia dei Lincei.
Galileo impiega il suo saggiatore, cioe' la bilancia da orefice, per ponderare ogni passo della Libra riportandolo "intero, per total compitezza del testo latino, al quale non vogliamo che manchi pur un iota". E in quest'opera appare impietosamente tutto l'enonne divario intellettuale tra Galileo e Grassi. Ogni frase della Libra viene smontata, con la messa in evidenza di tutti gli argomenti inutili, ridondanti o smaccatamente falsi. Pur non contenendo scoperte o verita' scientifiche e pur nel suo tono fortemente polemico, il Saggiatore espone per la prima volta i principi di base del metodo scientifico, che da' imponanza a uno e un solo esperimento cruciale piu' che a una montagna di argomentazioni filosofiche: "basti questa certa osservazione a demolire tutto il castello di sillogismi ".
E' qui contenuto il celeberrimo passo:
"La filosofia e' scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, ma non si puo' intendere se prima non s'impara la lingua matematica in cui e' scritto, e i caratteri sono triangoli, cerchi, quadrati ... senza i quali e' aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto."

5. Conclusione
L'ultimo capitolo della storia getta decisamente una cattiva luce su Grassi e tutto il Collegio Romano. Non dimentichiamo inoltre che, data l'influenza del Collegio Romano sul Sant'Uffizio, questa polemica potra' pesare anche sul futuro e definitivo processo a Galileo, quello per intenderci dell'abiura.
Orazio Grassi insiste comunque presso i superiori per poter pubblicare una risposta al "Saggiatore". Questa, dopo molte peripezie per trovare un editore, esce a Parigi nel 1626 col titolo di "Ratio Ponderum Librae et Symbellae" (Rapporto dei pesi della bilancia e dello zimbello). Si tratta di un'opera ancora piu' ponderosa della Libra, nella quale l'intento polemico raggiunge fin dal titolo la goffaggine, e sulla quale non entriamo in particolari, dettata piu' dal risentimento e dalla cognizione dell'impossibilita' di lottare con un colosso come Galileo, che non da motivazioni scientifico-filosofiche.
Anche quest'opera viene comunque abbondantemente postillata l'anno dopo da Galileo, che pero' non pubblichera' mai nulla in proposito a causa delle sue ormai malferme condizioni di salute e soprattutto del divieto di pubblicare successivo al processo.
I contatti tra Grassi e Galileo terminano cosi' in modo in glorioso per lo scienziato savonese. Dobbiamo tuttavia essergli grati per essere stato la causa principale della pubblicazione del "Saggiatore" e averci indirettamente regalato uno dei capolavori della letteratura scientifica di tutti i tempi.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Tutte le opere di Grassi citate sono reperibili sul Vol. VI delle Opere di Galileo, edite a cura di Giorgio Abetti (Firenze, 1950). Ivi sono anche riassunti i termini della polemica sulle comete.
La figura di Guiducci e' ben tratteggiata da M.L. Altieri Biagi ("Un gentiluomo e tre comete" - l'Astronomia, n. 12,1981, pag. 10-13)