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Scritto da Sandro Zappatore
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Sabato 21 Gennaio 2012 00:00 |
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E' finalmente pronto il quinto numero di "Occhio al Cielo"!
La rubrica, che con questo numero compie un'anno, è dedicata al cielo invernale: sono presente le costellazioni di Orione e dell'Ariete, nelle cui vicinanze sta transitando Giove, il più grande pianeta del sistema solare e che, proprio per la sua imponenza, fu osservato fin dall'anticità e posto al centro dei culti mesopotanaci, greci e latini. Giove è stato uno uno dei primi corpi celesti a essere osservato scientificamente, dapprima mediante telescopi terrestri e, più recentemente, per mezzo di sonde spaziali, che hanno contribuito ad apportare nuova conoscenza sul pianeta e su i suoi numerosissimi satelliti, primi tra tutti Io, Ganimede, Europa e Callisto. Proprio Europa è stata al centro durante lo scorso anno di approfondite ricerche che hanno permesso di aumentare le chances che sul satellite galileiano possano esservi forme di vita.
Buona Visione

Suggerimenti e proposte possono essere inviate a
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Scritto da Fabrizio Biancardi
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Martedì 17 Gennaio 2012 09:27 |
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Il freddo di questi giorni non ispira certo a trasferte montane alla ricerca di cieli bui. Ma per fare pratica può bastare anche un terrazzo di casa, magari con uno scorcio verso sud, dove in queste sere è possibile ammirare la costellazione di Orione. Nella 'spada' si trova la fomosa Nebulosa M42 che sotto cieli scuri è visibile anche ad occhio nudo. Quello che i nostri occhi non vedono perchè abbagliati dalle mille luci cittadine è visibile invece al sensore di una fotocamera digitale. Nel mio caso la reflex che ho applicato al telescopio, opportunamente ridotto ad f/6.3, ha consentito di produrre questa suggestiva immagine con solo 3 pose da 90 secondi di esposizione a 800 ISO. L'elaborazione in Iris ha consentito di evidenziare i dettagli e Photoshop ha infine permesso di esaltare i colori ed i dettagli più tenui. |
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Scritto da Fabrizio Biancardi
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Mercoledì 30 Novembre 2011 00:00 |
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Continua l'attività solare che in questi mesi sta regalando grandi soddisfazioni agli amanti di questo settore dell'astrofotografia. Sebbene le riprese in H-Alpha, ossia tramite costosi filtri che lasciano passare solo una determinata lunghezza d'onda propria delle emissioni dell' idrogeno, consentano di immortalare le spettacolari protuberanze, anche una più semplice ed economica ripresa in luce bianca può dare molte soddisfazioni. La fotografia qui esposta è stata realizzata con un filtro Baader Astrosolar (il migliore per questo tipo di riprese e sicuramente più economico) a tutta apertura posto davanti ad un Celestron C8 al quale è stata accoppiata una reflex digitale al fuoco diretto. Visto la lunga focale che non consente di riprendere l'astro nella sua interezza, sono stati effettuati scatti della metà superiore e di quella inferiore. Un totale di 5 scatti a 1/800 di sec con una sensibilità di 200 ISO per entrambe le porzioni elaborati successivamente con Iris per allineamento e somma. Il filtro genera un' immagine in bianco e nero; la colorazione in dominante arancio rende il risultato finale molto più attraente.
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Scritto da Fabrizio Biancardi
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Mercoledì 30 Novembre 2011 00:00 |
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Al momento dello "scatto" aveva appena 14 giorni ed è la supernova più giovane mai fotografata. Si tratta di SN2011dh, situata nella galassia vortice M51. A scoprirla un astronomo tedesco a fine maggio 2011 e prontamente segnalata alla comunità scientifica internazionale. La sua rilevazione in realtà è avvenuta in concomitanza con altre osservazioni indipendenti di altri studiosi. E tutti si sono accorti subito dell'anomalia. La cosa sorprendente infatti è stato il mutamento repentino, in poche ore, della luminosità di questa stella in un periodo che, per l'evoluzione degli oggetti nell'Universo, equivale a zero. E invece gli astronomi sono addirittura riusciti a calcolare che l'esplosione di SN2011dh è iniziata il 31 maggio 2011 attorno alle 12 ora Utc. Immediatamente i radiotelescopi europei hanno puntato le loro antenne per osservare il rarissimo fenomeno e, grazie alla potenza di tutti i dispositivi messi assieme, in Spagna, Germania, Finlandia e Svezia, elaborati da un computer situato in Olanda, hanno ottenuto un'immagine di una definizione sorprendente, 100 volte superiore a quella del telescopio Hubble, grazie a una tecnologia che sfrutta la radio interferometria. "Come individuare una pallina da golf sulla superficie della luna". E ha consentito di osservare da vicino l'inizio della fine di una stella. M51 e SN2011dh distano dalla terra circa 31 milioni di anni luce.
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Scritto da Sandro Zappatore
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Giovedì 17 Novembre 2011 11:29 |
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Europa è un satellite galileiano di Giove, il quarto per dimensioni dopo Ganimede, Callisto e Io: le osservazioni compiute con lo spettrometro a bordo del telescopio orbitante Hubble hanno messo in evidenza la presenza di una tenue atmosfera (pressione al suolo di qualche micropascal) composta prevalentemente da ossigeno. La superfice di Europa è quasi completamente liscia, costituita da uno spesso guscio di ghiaccio che racchiude un oceano di acqua allo stato liquido. 
Proprio la presenza di questa spessa coltre di ghiaccio (simile al pack dei mari polari terrestri), che impedisce la comunicazione dell'oceano interno con la superfice del satellite, avrebbe ridotto molto la probabilità che su Europa si sia potuta sviluppare la vita.
Recentemente, un gruppo di scienziati americani, avvalendosi principalmente delle immagini acquisite dalla sonda Galileo, ha riscontrato su Europa la presenza di vasti laghi, tramite i quali l'oceano interno può venire in contatto con la superfice del satellite: in altri termini, nonstante vi sia un guscio ghiacciato molto spesso che avvolge l'oceano sotterraneo, la presenza di laghi permetterebbe un vigoroso rimescolamento tra la crosta superficiale (ricca di impurità) e l'oceano interno, aumentando così le chances che su Europa si sia potuta sviluppare qualche forma di vita. Ulteriori informazioni relative al lavoro del gruppo di ricercatori americani sono reperibili su la rivista scientifica Nature.
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